“MARILYN” di Salvatore Sito
con l’ Orchestra Fondazione Luciano Pavarotti
Musiche originali di Paola Magnanini
Strumentisti: Pianoforte, Sassofono, Violino, Contrabbasso, Percussioni
CONCEPT DRAMMATURGICO
MARILYN non vuole essere né un ritratto biografico né un testo celebrativo, ma un’opportunità di aprire uno scorcio sulla coscienza. Il testo si sviluppa nell’istante in cui la Diva decide di togliersi la vita: un secondo che si dilata, si frantuma, diventa materia scenica.
In questo tempo sospeso l’icona e la persona si sovrappongono fino a diventare indistinguibili. In scena non c’è un dialogo con il pubblico, ma una donna che esiste davanti ad un pubblico.
Marilyn non racconta: agisce, canta, ricorda, si difende. Indossa e dismette le proprie immagini come fossero abiti necessari alla sopravvivenza. Ogni costume è una funzione, ogni canzone un dispositivo che placa, che rassicura chi guarda dal vuoto che rimane quando la musica si ferma.
La musica per questo motivo non è mai intrattenimento: le canzoni emergono come rifugi momentanei, prove generali di felicità, un linguaggio che permette a Marilyn di sentirsi a posto quando tutto intorno si sta spegnendo.
Il fulcro dello spettacolo risiede nella tensione del conflitto tra Norma e Marilyn: tra la necessità di colmare un vuoto troppo grande e l’essenza di un’icona alla spasmodica ricerca di uno sguardo in cui specchiarsi. Ho voluto quindi dare una forma a questo specchio, non come oggetto ma come soglia, un luogo dove la protagonista può dialogare con sé stessa, consolarsi, ferirsi, nascondersi dentro le parole e i personaggi che l’hanno resa celebre, dove le battute dei suoi film, strappate dal loro contesto, diventano maschere da indossare per riuscire a rimanere in piedi. È lì che la voce si sdoppia, che il corpo si guarda e si perde, che Norma e Marilyn si confondono fino a non distinguersi più.
Lo specchio non giudica, non consola, ma piuttosto accompagna. Spinge lentamente verso una deriva inevitabile. Il pubblico assiste a una presenza che non chiede empatia né perdono. Ogni gesto costruisce un patto fragile: “sono qui per essere guardata”, finché lo sguardo non diventa lama, finché l’immagine non comincia a consumare ciò che l’ha generata.
Lo spettacolo procede per sottrazione. I contorni si assottigliano, i ruoli cedono, le parole si fanno necessarie. Ciò che rimane è un corpo attraversato dalla luce, un desiderio semplice e irriducibile, una domanda che trova risposta nella pulsione primordiale e collettiva.
MARILYN si può definire un atto performativo (o meglio un ritr-atto unico) sulla solitudine dell’icona, sulla violenza silenziosa del nostro stesso sguardo, sul confine sottile che esiste da sempre tra desiderio e consumo.
Lascia un’immagine sospesa, una fotografia in bianco e nero che continuerà a brillare in eterno.
IN SINTESI
Lo spettacolo racconta la solitudine della donna dietro ad una maschera perfetta e al tempo stesso denuncia lo sguardo dello spettatore in quanto complice del consumo smodato che l’ha costretta a perdersi, nella distanza che si viene inevitabilmente a creare tra persona e personaggio.
In scena VIOLANTE PLACIDO, attrice e cantante di livello internazionale senza dubbio tra i nomi più importanti del cinema e del teatro italiano, diretta da Salvatore Sito, dividerà il palco con i solisti della prestigiosa Orchestra Fondazione Pavarotti in uno spettacolo raffinato, che ci racconta quanto possa lacerare la solitudine di chi ha saputo brillare più di chiunque altro, che riflette vivo il ricordo di una donna e un’artista straordinaria (nel centenario della sua nascita) attraverso un testo intenso, le sue canzoni più amate, nuovi brani e musica di nuova
composizione.
