GIORGIO COLANGELI / MARIANO RIGILLO

GIORGIO COLANGELI / MARIANO RIGILLO

“I DUE PAPI”  di Anthony McCarten

Traduzione Edoardo Erba

e con Anna Teresa Rossini e con Cristina Todaro e Alessandro Giova

Regia Giancarlo Nicoletti

(gennaio / maggio)

 

LO SPETTACOLO

Nel 2013 Benedetto XVI, primo pontefice negli ultimi settecento anni, sconvolge il mondo con le sue dimissioni. Cos’ha spinto uno dei Papi più conservatori, il “rottweiller di Dio”, a rompere con la tradizione, aprendo la strada al cardinale Bergoglio – un tempo buttafuori nei club di tango, empatico riformatore e amante del calcio – per divenire Papa Francesco, uno degli uomini più potenti della terra?
“I Due Papi” è il titolo della produzione italiana di “The Pope” di Anthony McCarten (pluripremiato autore per “L’ora più buia”, “La teoria del tutto” e “Bohemian Rhapsody”), opera teatrale da cui è tratta la pellicola di successo prodotta da Netflix, con protagonisti Anthony Hopkins e Jonathan Pryce e candidata agli Oscar, ai Golden Globe e ai Premi Bafta. Una commedia di straordinaria forza emotiva con protagonisti due grandi attori del nostro panorama, Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, per raccontare il complesso rapporto tra Joseph
Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio, appena prima delle dimissioni di Benedetto XVI e della successiva elezione di Francesco nel 2013. Completano la compagnia Anna Teresa Rossini nel ruolo di Suor Brigitta, la migliore amica di Papa Ratzinger, e Cristina Todaro nel ruolo di Suor Sofia.
Il team creativo vede Giancarlo Nicoletti alla regia e la traduzione del testo affidata a Edoardo Erba, mentre le scene sono di Alessandro Chiti e i costumi di Vincenzo Napolitano; la produzione, in esclusiva su licenza internazionale per l’Italia, è di Altra Scena e I due della città del sole.
In questo racconto – affascinante, avvincente e volte ironico – di due uomini molto diversi, Papa Ratzinger e il Cardinal Bergoglio sono alle prese con il loro complesso passato e un futuro ancor più difficile. Dal passaggio all’età adulta sotto le dittature in Germania e Argentina allo scandalo degli abusi sessuali da parte del clero, i due Papi provano a far luce su una delle istituzioni più segrete del mondo. Al centro di tutto, una domanda senza tempo: nei momenti di crisi, bisogna seguire le regole o la propria coscienza?

NOTE DI REGIA

Quando ho visto per la prima volta la pellicola di Netflix sono rimasto stupito dall’efficacia e della cifra teatrale della scrittura di Anthony McCarten. Scoprire, da lì a poco, che il film era tratto da un testo teatrale dello stesso autore (sovrapponibile quasi del tutto alla sceneggiatura cinematografica), è stata una piacevole riconferma della prima impressione. La successiva lettura del testo della commedia mi stupiva nuovamente, perché la forza
dell’incontro/scontro fra i due protagonisti – sullo sfondo di una vicenda storica che resterà probabilmente un unicum dei tempi contemporanei – all’interno della dimensione teatrale acquista, a mio avviso, una forza, un’urgenza e una capacità di penetrazione ancor più grande che al cinema. Perché il cuore di questo incontro e del dialogo fra Ratzinger e Bergoglio – che sia veramente avvenuto o meno non importa – ci riguarda tutti, in quanto uomini, trascendendo dalla dimensione religiosa o spirituale, e oltre il pruriginoso interesse che sempre suscitano le questioni vaticane. Perché I due Papi (titolo italiano scelto per l’originale The Pope) parla di due uomini e, allo stesso tempo, parla di tutti gli uomini. Parla del potere, di come a volte sia difficile se non
impossibile per un solo uomo il fardello delle responsabilità, e ci pone l’interrogativo di quanto, veramente, sia giusto o meno perseverare o se non valga la pena, a volte, scendere dalla propria croce. Parla del rapporto tra l’uomo e Dio, dell’etica, delle aporie e degli interrogativi di ogni giorno della contemporaneità che corre, lasciandoci il dubbio se sia giusto sposare i tempi o ammettere l’esistenza di un che di immutabile ed eterno, al di là dei vari credo. Parla dell’essere umano, di quanto possiamo essere grandi e piccoli al tempo stesso, di come il dubbio e la difficoltà del vivere siano uguali a ogni latitudine e in qualsiasi posizione sociale. Credo che in questa
universalità risieda il successo e l’apprezzamento trasversale, soprattutto fra i giovani, della pellicola di Netflix e, pertanto, il buono di riportare l’operazione al suo luogo di nascita: il teatro. Uno spettacolo, quindi, che vuole poggiarsi su un testo eccezionale e di grande forza, che sa scandagliare l’animo umano restando sapientemente nel campo della commedia. Un’operazione al servizio di due grandi interpreti italiani, provenienti da percorsi diversi, eppure perfettamente adatti a una sfida del genere; un tentativo di regia contemporanea – diretta, di lavoro sugli attori, iconica ma senza sofismi – di gusto internazionale e con un occhio al pubblico, grazie anche alla traduzione del testo di Leo Muscato e di un impianto scenico di grande impatto realizzato da Alessandro Chiti. Per fare di questo I due papi uno spettacolo vivo, che sappia parlare a tutti e trasportarci in una dimensione altalenante e varia – in quanto a viaggio, dialettica e sensazioni – fra i massimi sistemi del cielo e la concretezza quotidiana della terra.

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